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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

SOS culo: a lezione di spinning con Laura Pausini

Prima o poi arriva per tutti  il momento SOS culo. Nel senso che, per quanto bello, sodo, tondo o chissà quanti altri stupendi attributi possiate dargli, arriva un momento nella vita in cui, se vuoi che il tuo compagno di avventure posteriore continui a seguirti con dignità, bisogna adoperarsi per la sua salvaguardia. Soprattutto se sei gay devi farlo, almeno per due validi motivi.

Il primo è semplice, preferirei evitare di dirlo ma… non a caso ci chiamano “culatoni”, questo epiteto può far capire quanto sia importante questa parte anatomica e quindi la sua salvaguardia è essenziale.

Il secondo è che, a differenza di tanti altri nostri amichetti etero, noi non abbiamo fatto anni di calcio e, salvo le eccezioni rappresentate da atleti, ballerini e nuotatori omosessuali, partiamo già svantaggiati perchè abbiamo le gambe magre. Per peggiorare la situazione in palestra la maggior parte di noi gay si sfonda di bicipiti, addominali e pettorali trascurando la parte inferiore del corpo e creando così l’effetto gambe da fenicottero, busto da culturista.  Non avendo passato l’infanzia a tirare piedate al pallone, non abbiamo quei sederini le cui curve sinuose puoi intravedere sotto i pantaloncini dei calciatori durante il derby.

Effetto gambe da fenicottero, busto da culturista

Effetto gambe da fenicottero, busto da culturista

In pratica, considerando questi due punti sopra, se non vuoi ritrovarti a fare spazio tra le chiappe cascanti mentre ti stai allacciando le scarpe, devi fare qualcosa per aiutare il tuo di dietro a sfidare la gravità il più a lungo possibile e rimanere saldamente attraccato lassù.

Ed è per questo che a Milano è diffusa una di quelle torture del ventunesino secolo: lo spinning. Qualcuno penserà che è come fare la cyclette o andare in bici. E invece no.

Una lezione di spinning dura un’ora. Devi montare su una roba che sembra una bici ma che in realtà ha un sellino di acciaio inossidabile imbottito di alluminio, delle manette sui pedali per impedirti la fuga una volta iniziata la lezione e la ruota anteriore metallica (non puoi lasciarla andare a vuoto senza pedalare come faresti con una bici normale, in pratica a ogni millimetro che fa la ruota deve corrispondere sempre un tuo movimento col pedale).

L’istruttrice tipica (o almeno quella capitata a me) è in genere una di quelle persone super energiche che non si stanca mai e che sembra essere affetta da una paralisi facciale che la obbliga a sorridere costantemente. Almeno fino a pochi istanti prima della lezione, quando ti vuole convincere a montare in sella. Poi non appena si comincia a pedalare avviene la metamorfosi. Sul suo volto scompare il sorriso, l’espressione diventa dura. Non parla più, ma urla con lo stesso tono di voce del Sergente Hartman in Full Metal Jacket quando urla “Vi ammazzo di ginnastica e vi faccio venire i muscoli al buco del culo“.

La cosa che mi disorienta di più in realtà è l’accostamento tra le sue urla violente, quando ci intima di pedalare stando in piedi senza appoggiare il culo al sellino, e la vivace spensieratezza della musica: da Crying at the dicoteque degli Alcazar alle ultime hit popparole delle peggio icone froce. Lei intanto continua a strillare comandi di vario genere che io non riesco a decifrare a causa del volume altissimo della musica, ma fingendo di capire imito i movimenti dei miei compagni di sventura che sembrano essere nati su quelle finte bici.

Dopo mezz’ora io sono già morto, cerco negli sguardi degli altri mal capitati un po’ di solidarietà, ma sono tutti concentratissimi e non sembrano notarmi. Mi faccio forza perchè la sala spinning è delimitata da pareti trasparenti, quindi subito fuori c’è la gente più saggia che si allena normalmente e tra queste persone c’è uno dei manzelli su cui ho messo gli occhi e che ogni tanto noto che guarda nella mia direzione mentre pedalo. Non posso mica fare la mezza sega che scoppia a metà lezione.

Tirati su, tirati giù, non appoggiarti al sellino, metti la marcia più dura, stringi, allarga, allenta, suda, tieni duro, non ti fermare… il mio sguardo è fisso sull’orologio nella speranza che la tortura giunga al termine. Riesco ad arrivare alla fine con dignità. Sono completamente bagnato. L’istruttrice urla “E ora dieci minuti di defaticamento“.

Ed è proprio in quel momento, quando vedo la luce in fondo al tunnel e credo di avercela fatta, tutto mi sembra sia finito e tra poco potrò finalmente andare a farmi la doccia a farmi importunare dai soliti deviati mentre mi insapono, che accade il fattaccio.

E’ proprio in quel momento, quando penso di aver superato la prova di dignità al cospetto del tipo manzello che intanto subito fuori dalla sala sta sollevando con grande virilità pesi enormi, che sento ancora urlare l’istruttrice per l’ultima volta “Ma adesso cambiamo musica per rilassarci”.

Ed è proprio in quel momento, quando mi asciugo il sudore dalla fronte con l’asciugamano sfoderando quel sex appeal da fine allenamento, che parte uno dei peggiori brani di Laura Pausini direttamente dagli anni Novanta. Vedo che il manzello mi guarda per qualche secondo mentre ancora faccio andare le gambette sui pedali e la Pausini scandisce le parole di In Assenza di te. In quel momento gli leggo in fronte che sta pensando di te “Che sfigato, si allena con la Pausini”. E si gira per non rivoltarsi mai più.

Grazie Laura.

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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