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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

Sabato sera gay a Milano: Afterline, la serata di cui puoi fare a meno

Ad alcune domande non c’è risposta. Come questa: come mai sabato sera sono finito all’Afterline? Non so chi di voi ne abbia mai sentito parlare, ma si tratta di uno dei primi locali gay di Milano, collocato in una parte ben precisa di via Sammartini*, in quella che viene definita la “gay street”: circa 50 metri di strada che rappresentano una sorte di dimensione parallela ricca di inquietanti sorprese in salsa rainbow dove ogni cosa può succedere.

L’Afterline  è il primo (in ordine cronologico intendo) disco pub gay della città. Se una volta era, credo, un locale normale e dignitoso, adesso invece può regalarti un’esperienza surreale come quella che, consapevolmente, ho deciso di voler vivere sabato scorso. Perchè devo ammetterlo: sapevo cosa mi aspettava, ma io e i miei due compagni di avventura (un ragazzo e una ragazza) abbiamo voluto provare a passare una serata un po’, diciamo, fuori dalle righe.

Esperienza surreale

Via Sammartini: un luogo che ti regalerà un’esperienza surreale.
L’immagine è stata scelta a titolo puramente esemplificativo, non ha alcuna attinenza con la realtà.

Il mondo è bello perchè è vario

Arriviamo in via Sammartini verso la una con una cospicua dose di vino in circolazione. Già a 20 metri dal locale si sente casino per strada, vediamo aggirarsi per la via un gruppo di giovani stranieri dalle fattezze arabeggianti dall’incedere pesantemente segnato dall’alcol.

Noncuranti di questa prima funesta avvisaglia, decidiamo di procedere con coraggio verso l’entrata. Un enorme buttafuori che sembra aver poca familiarità con la nostra lingua respinge im modo sgarbato due ragazzi che tentano di entrare, a noi invece spalanca la porta senza problemi come se improvvisamente avesse fatto un corso estemporaneo di bon ton focalizzato sull’accoglienza degli ospiti.

Non ci vuole la tessera Arcigay e non si paga l’ingresso, solo che la prima consumazione è obbligatoria, ci spiegano all’ingresso. Lo spettacolo che ci troviamo davanti ci colpisce fin dal primo istante. Il locale è abbastanza pieno, popolato in ordine di numerosità dalle seguenti tipologie di clienti: 

  • sud americani intenzionati a bere e ballare sculettando fino al mattino
  • arabi (palesemente marchette) di età compresa tra i 16 e i 22 anni
  • alcuni italiani sulla trentina capitati lì inconsapevolmente (o per qualche strano motivo che li porta ed essere esclusi dalla società) oppure vistosamente più in là con l’età
  • svariate casistiche di transessuali, da quello che sembra palesemente un uomo che si è infilato la parrucca velocemente cinque minuti prima di uscire e si è truccato guardandosi nello specchietto dell’auto al semaforo, a quello che invece sembra la controfigura ermafrodita alta 1.95 metri di Rhianna, talmente in tiro che potrebbe essere uscito direttamente dal suo ultimo video in cui lei fa vedere capezzoli e patonza

Che la serata abbia inizio!

slip-bianco-aperto

Slip Bianco in Latex…a titolo puramente esemplificativo

Cattura subito la nostra attenzione il go go boy che balla sul bancone del bar. Ha la classica faccia da istruttore latinoamericano di merengue verso cui solo una donna sovrappeso oltre i 35 anni potrebbe provare attrazione.

Ha tutto il corpo unto e depilatissimo. La sua mise si riduce a uno slippino minimalissimo bianco in simil latex che, con mio grande sgomento, non sembra contenere abbastanza materia prima per giustificare il fatto che lui sia stato scelto per tale importante ruolo.

Lasciamo le giacche e decidiamo di precipitarci al bancone: solo l’alcol ci può aiutare. Offro il primo giro e con mia grande sorpresa scopro che i cocktail costano solo 5 euri: gaudio magno!

Quando pago il barman, che potrebbe avere l’età del fratello più giovane di mio nonno, ci fa un tibro che funge da pass per entrare e uscire dal locale e poi ci porge una finta banconota, un dollaro con scritto sopra “Infilalo nello slip al tuo go go boy preferito”. 

Ebbene sì, a quanto pare puoi infilarlo nelle mutande dei ragazzi seminudi che si esibiscono sul bancone (probabilmente questo escamotage lo hanno escogitato perchè i go go boy son talmente brutti che nessuno ci infilava mai dei soldi veri).

Afterline Banconota

Questa è la vera banconota che ci hanno dato

Peccato che è solo il venerdì sera che c’è un ventaglio di go go boy, il sabato ce n’è solo uno, il simil istruttore di merengue di cui ho già parlato sopra. La scelta è tristemente misera. Decidiamo saggiamente di tenerci il nostro dollaro in tasca. Magari porterà fortuna, come i quadrifogli.

Afterline Banconota locandina

La locandina del venerdì sera, quando c’è una più ampia scelta di go go boy, a quanto sembrerebbe almeno

Dance, dance, dance!

La serata prosegue ballettando. Il fatto di essere un ragazzo molto plausibilmente chiavabile non mi aiuta in questo contesto. Subito iniziano a ronzarmi intorno alcuni dei peggiori ceffi del locale. Primo tra tutti, un presunto peruviano circondato da una piccola cricca di compatrioti che dice di avermi già visto in passato. Sorrido e annuisco con garbo. Lui continua a girarci intorno e, ogni 3 minuti, mi guarda negli occhi alzando il suo bicchiere verso di me per invitarmi a brindare (un vero “brindatore seriale” lo definirei). Con gentilezza alzo a mia volta il calice con l’ennesimo vodka lemon, ma distolgo subito lo sguardo. Verso il decimo brindisi, decide di presentarmi il suo amico sovrappeso, alto un metro e sessantacinque, dalle scarse doti comunicative, che, a quanto pare, da quando mi ha visto dieci minuti prima si è follemente innamorato e ha capito che senza di me la sua vita non sarebbe più la stessa cosa. Tento di glissare e svincolarmi da questa situazione, ma il gruppetto ci segue ovunque ci spostiamo.

Afterline

Una foto, reale questa volta, della pista da ballo presa direttamente dal sito dell’Afterline

Mi allontano un attimo per prendere un po’ d’aria. Tempo due minuti e mi avvicina un ragazzo, italiano. I miei ricordi iniziano ad essere affuscati a questo punto: mi sembra una persona normale, anche se decisamente non è il mio tipo. Inizia a parlarmi, fatico a seguire il filo del discorso. Capisco che è finito lì per sbaglio perchè non vive a Milano ed è da solo. In uno slancio di generosità gli dico: “Allora vieni a ballare con me e i miei amici, così ti facciamo compagnia”. Questo è classico spirito da buon samaritano che fa la comparsa in me al quarto cocktail della serata.

Magalli e Carmen Russo

Magalli e Carmen Russo insieme: nothing is possible!

Lo conduco dai miei amici che intanto hanno fatto amicizia con il gruppetto di sudamericani tra cui si trova anche il brindatore peruviano seriale di prima: con mia grande sopresa mi rendo conto che la mia amica, unica donna biologica di tutto il locale, è al centro delle attenzioni del peruviano che si rivela un perfetto ballerino di salsa.

Lui la prende, la gira e la rigira come se fosse una piuma, nonostante lei lo superi in altezza di almeno 15 centimetri. Sono senza parole: la scena è così trash che l’unico termine di paragone plausibile sarebbe vedere Magalli che fa danzare Carmen Russo in prima serata.

Ma alla fine penso: basta divertirsi, va bene così! Intanto presento il nuovo arrivato che mi aveva avvicinato poco fa al mio amico e dico un paio di cose l’uno dell’altro in modo tale da intavolare tra i due un minimo di conversazione.

Appena distolgo lo sguardo noto qualcosa di strano. A quanto pare il fatto che la nostra amica sia una donna biologica non è molto gradito al pubblico di transessuali lì presenti: vedono in lei una pericolosa rivale e iniziano a lanciarci occhiate minacciose.

Ad un certo punto si avvicina dal dietro una transessuale sovrappeso sminigonnata dai lineamenti orientali che guarda me e il mio compare, indica la nostra amica che sta spensieratamente ballando in pista, e fa il gesto del “le taglio la gola” passandosi il dito indice sul collo.

Decidiamo che passare inosservati forse sia la cosa migliore. Stacchiamo la nostra amica dal peruviano danzerino e ci spostiamo insieme al tipo che ho appena conosciuto in un altro angolo della pista, lontano da ogni pericolo.

Tagliare gola

Il consueto gesto del “Ti taglio la gola” tipico delle serate in discoteca più animate

A questo punto devo dire la verità: ricordo ben poco. So solo che ad un certo punto ho salutato velocemente solo il mio amico e mi son catapultato verso l’uscita in direzione di casa, abbandonando i compagni di avventura e il tipo che mi aveva appena rimorchiato, il quale, da quanto mi è stato riportato il giorno successivo dal mio compare, ha continuato a chiedere incessantemente dove io fossi finito per il resto della serata, senza trovare alcuna risposta. Spero solo che lui si sia già dimenticato della mia faccia come io della sua.

Non so  se il mio racconto vi sia piaciuto o meno. Posso solo dirvi che se capitate all’Afterline e vedete uno che barcolla, magari potrei essere io.

Forse. Magari. Ma anche no.

*C’è anche un sito dedicato alla via: visitatelo e vi renderete subito conto di che genere di posti raffinati possiate trovare: www.gaystreetmilano.com

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

Discussion

2 thoughts on “Sabato sera gay a Milano: Afterline, la serata di cui puoi fare a meno

  1. Che tristezza . Negli anni 90 era il top. Moltissimi giovani, bella musica. Niente marchette. Tantissime belle serate . Il giovedì di ” caccia” per cuori solitari. CHE SCHIFO. PECCATO

    Posted by Stefano | September 2, 2015, 7:46 pm

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