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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

La prima cena: offro io o offri tu? Paranoie da appuntamento

E finalmente arriva il  momento di rivedersi con Martino*. Mi invita ad andare a mangiare insieme una pizza questo martedì sera. Sembra semplice. E in teoria lo sarebbe. Ma non per me. Perchè a me piace complicare tutte le cose.

Quando mi invita il giorno prima senza esitare dico subito di sì. Poi comincio a pensare a come dovrei comportarmi, soprattutto rifletto su una cosa che sembra venale, ma in realtà è più delicata di quanto sembri: se ci siamo visti solo due volte e poi si va a mangiare fuori insieme, come ci comportiamo al momento del conto? 

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Famo alla romana? Offro io? Offri tu? 

Ci tengo a precisare una cosa: a me non piace quando mi offrono da bere o la cena [a tal proposito potete rileggere la mia avventura nel post Lui ti offre la cena coi buoni pasto? Poteva andar peggio (forse): 5 possibili situazioni], perchè, nonostante non io sia ricco ma abbia comunque uno stipendio dignitoso, non mi va di dipendere in nessun modo dagli altri. Però al tempo stesso alla cosa ci ho pensato, perchè in effetti capire quale sia il modo migliore di comportarsi non è facile. Dopo tutto le alternative sono tre, non si scappa:

1) Ognuno paga il suo? Ma no… lo faccio con gli amici, non con quelli con cui vado a letto! E poi magari lui penserà che voglio che ognuno paghi il suo perchè sono un represso e temo che gli altri possano credere che, se uno dei due offre la cena all’altro, noi siamo finocchi e la cosa mi metta in imbarazzo. No, la figura del represso non la voglio fare.

2) Mi faccio offrire la cena? Non mi va di sembrare un morto in culo. Anche se in teoria il fatto che sia stato tu ad invitarmi un po’ presupporebbe che la cena sia tu ad offrirla. Comunque a me non interessa avere uno che mi offre le cose, sono indipendente. Quindi non elemosino una margherita e una birra a nessuno.

3) Gli offro io la cena? Anche in questo caso la scelta è insidiosa. Sembrerebbe la più semplice, ma non è così. Magari lui potrebbe pensare che offro la cena perchè credo che noi due stiamo diventando una coppietta e, invece di essere semplicemente due che hanno scopazzato un paio volte, potremmo essere qualcosa di più. Una prospettiva del genere che implica una sorta di impegno per il futuro di solito per gli uomini equivale a una secchiata di acqua gelida sulle palle. Li fa scappare come se avessero Alfonso Signorini in jockstrap che li insegue per sodomizzarli.

Jockstrap

Li fa scappare come se avessero Alfonso Signorini in jockstrap che li insegue per sodomizzarli.

 Soppesando tutte queste valutazioni, finisce che mi ritrovo alla cena senza aver ancora deciso la strategia da adottare. Alla fine mi dico: “Vediamo come va la serata e poi decido”. La cena procede tranquilla. Allora, lui fisicamente mi piace, però caratterialmente non è che mi faccia sganasciare dal ridere. Forse perchè è molto timido e ci mette un pochetto a sciogliersi. Anche io faccio un po’ fatica a trovare gli spunti per tenere la conversazione sempre animata. Ma mi rendo conto che è una cosa che può succedere quando ci si conosce poco: non devo dimenticarmi che sono fuori a cena con uno che ho conosciuto una settimana e mezzo prima in discoteca e con cui ho pasticciato un paio di volte. Non è che sia il mio migliore amico d’infanzia con cui ho condiviso gioie e dolori dell’esistenza.

E all’improvviso…

A metà della cena lui sgancia la bomba, così…come se mi stesse dicendo che ha comprato un paio di scarpe nuove: probabilmente nell’arco di pochi mesi si trasferirà in un altro continente per lavoro. Per due anni. Fingo che sia una bella notizia: “Ma che bella occasione… fai bene a lasciare l’Italia”. Una cosa che non mi tocca, come se me la dicesse qualcuno che ho conosciuto cinque minuti prima. In realtà mi sento stupido, come se mi avesse infilato un braccio nel petto e strappato fuori il cuore mentre ancora pulsa.

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Come se mi avesse infilato un braccio nel petto e strappato fuori il cuore mentre ancora pulsa

 

Ho passato il pomeriggio a chiedermi quale fosse il modo giusto per non fare passi falsi durante la cena e poi mi trovo di fronte uno che probabilmente nel giro di poco tempo sarà lontano migliaia di kilometri da me. Avrei fatto meglio magari a uscire col tipello che sembra un commesso di Abercrombie, quello dell’orgasmo mancato  (vedi il post Venerdì sera e l’orgasmo mancato) invece di perder tipo con questo qui che, già alla prima occasione in cui ci vediamo da persone normali e non solo per scopare, mi preallerta che lui in pratica non sa nemmeno dove sarà a gennaio? Boh… non lo so. A me sembra che voglia metter le mani avanti, della serie: “Guarda che te l’ho detto che oggi ci sono e domani chissà, vedi di non innamorarti o son cazzi tuoi”.

Chiacchieriamo ancora un po’. Poi la cena finisce. Quando ci alziamo per pagare lui si sta ancora sistemando la giacca. Io intanto mi incammino verso la cassa. Vedo che è di una lentezza mostruosa. Son già arrivato alla cassa. Che faccio? Sto lì ad aspettare come un mongolo che arrivi lui? Ma no! Alla fine pago e amen. Lui arriva pochi secondi dopo. Ormai è troppo tardi. Mentre usciamo insiste per ripagarmi la sua parte. Io rispondo risoluto: “E’ come se ti avessi offerto una birra su! La prossima volta mi offri da bere”.

Facciamo due passi senza meta. Ad un certo punto gli faccio notare che, visto che è novembre e fa freddo, o decidiamo di andare da qualche parte a berci qualcosa o ci si dirige verso casa mia o casa sua. E la scelta ricade verso casa sua, lo propone lui. La cosa mi rasserena: se mi porta a casa sua  vuol dire che allora un pochetto magari gli piaccio.

Lungo la strada verso casa sua mi rendo conto che la situazione si rilassa molto: iniziamo a scherzare, a ridere, a prenderci in giro. Il limoncello post pizza mi sa che comincia a fare effetto. Ma in testa mi rimbalzano le parole con cui mi ha detto che tra poco probabilmente andrà a vivere in un altro continente. Non riesco a mandarle via. Lo so che è prematuro, però se un po’ un ragazzo ti piace nei meandri del tuo cervello cominci a immaginarti come potrebbe essere stare insieme. Ma considerando quanto mi ha appena detto questo pensiero è da scacciare.

Arriviamo a casa sua. Vive con altri due ragazzi. Ha una  camera carina con un lampadario Ikea che è privo di senso a meno che tu viva in un igloo. Mette su la musica. Overgrown di James Blake, che io scambio per Antony and the Johnson. E si crea subito l’atmosfera.I baci si rincorrono. I vestiti scivolano di dosso. E tutto diventa perfetto. In quel momento.

Mi dimentico che probabilmente nel giro di qualche mese lui sarà chissà dove. Sto bene. Mi piace come mi tratta a letto. Si prende cura di me. E’ dolce. Anche se quando lo accarezzo per un attimo mi viene in mente il tipello di Abercrombie (non chiedetemi perchè), ma scaccio via subito il pensiero. Voglio essere lì, con Martino. Solo con lui. Ci vogliamo, ci prendiamo, fino alla fine.

Arriva il momento di salutarsi. Il momento della buona notte: La buona notte che non mi hai dato, come raccontavo martedì sera non appena tornato a casa. E sulla strada per rientrare continuo a chiedermi se io gli piaccia davvero o no. Non lo capisco proprio. Non so cosa potrebbe esserci tra noi visto che forse se ne andrà. Ma per ora non ci voglio pensare. Preferisco piuttosto pensare a questo week-end che si avvicina, che magari mi porterà altri due, tre, quattro nuovi Martino. E che magari non se ne andranno a vivere in un altro continente tra qualche mese.

 

* E’ il tipello che mi piaciucchia da un paio di settimane e di cui ho parlato nei post Panico da “pre-appuntamento”, Rivedere un ragazzo dopo una one night stand e di striscio in Venerdì sera e l’orgasmo mancato e in Come inizia la settimana? Ricordi da strip chess.

 

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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