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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

Lo so che non devo mai richiamare gli ex. Perchè mi farà male. Punto.

alessandro-pess-sorrisoMi è capitato di guardare le foto sul telefono per cancellare quelle vecchie e fare un po’ di spazio nella memoria. E riguardandole mi rendo conto che ce ne sono molte di cui nemmeno mi ricordavo. Che poi alla fine guarda caso sono sempre quelle di un lui a cui credevo di non pensare più. Ma poi guardare le foto in cui sorrideva, e sorrideva per me, non mi lascia indifferente.

Per un attimo sento un po’ di nostalgia e mi chiedo cosa starà facendo lontano qualche migliaio di kilometri da me, in un altro paese. Se stia bene. Se abbia trovato qualcuno, magari meglio di me. E poi provo a scacciare questo pensiero facendomi venire in mente i motivi per cui lo ho lasciato andare e mi convinco che è stato meglio così. La distanza. La mancanza di convinzione da parte mia. La paura di rischiare.

Ma non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe stato se lui fosse ancora con me. E mi vien voglia di sentirlo. Alla fine cedo e gli scrivo. Qualche messaggio su Whatsapp e poi decidiamo di darci appuntamento il giorno dopo per parlare con calma su Skype e vedersi in faccia.

fidanzati gay

Durante la conversazione i convenevoli durano un minuto, forse due. Un po’ di imbarazzo iniziale, l’incertezza di non sapere cosa dirsi e fino a che punto potersi sbilanciare nel raccontarsi le proprie vite. Poi all’improvviso, tra un “Come va il lavoro?” e un “Come sta quel tuo amico… sì quello lì, non mi ricordo il nome”, sguaina le parole che come un’arma ha affilato per bene prima della conversazione: “…il mio fidanzato…“. Subito nella mia testa si proietta la moviola della scena di loro due mano nella mano a passeggiare in spiaggia, felici e sorridenti. E dentro provo un tuffo al cuore. Fuori sono uguale, faccio finta di andare avanti nella conversazione come se avessi dato per scontato che lui avesse un fidanzato. Che non mi fa male. Esibisco un sorriso stirato. Stirato male.

Mi rendo conto che lui è andato avanti. Che non è rimasto lì a chiedersi se io tornerò mai da lui. Giustamente. E io invece sono ancora lì nello stesso identico punto dove mi aveva lasciato un anno fa. Non un passo avanti. Nemmeno indietro però. Uguale, ma con un anno in più sul groppone che mi pesa e mi fa sentire un po’ sconfitto di fronte a lui che adesso ha qualcuno al suo fianco, anche se sono stato io a mettere la parola fine tra di noi.

Dopo pochi minuti risbuca un riferimento al “nuovo fidanzato” nella conversazione. E’ evidente: vuole che io lo sappia. Questa volta quindi non posso far finta di nulla o sembrerebbe che non voglio sentirne parlare perchè mi dà fastidio, devo chiedergli qualche informazione per dimostrare un interesse: che lavoro fa, ma è della tua città, bla bla. Banalità uno, banalità due, banalità tre…

Inizialmente sfoggia bene l’arma “nuovo fidanzato”, ma poi commette l’errore quando parlando del loro rapporto esagera: stanno provando a vivere insieme da qualche mese, stanno pensando di andare a vivere a New York… perchè lì sarebbe più facile per loro trovare lavoro. Perchè lì sarebbe più facile, se tutto va bene, avere dei figli un domani.

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Cosa? Figli? Uhm… questo è troppo. Va beh…utero in affitto qui, utero in affitto lì. Se vuole farmi credere che adesso la sua vita sia fantastica e perfetta come quella della pubblicità del Mulino Bianco, per favore che sposti la cam e mi faccia vedere che di fianco a lui c’è Antonio Banderas che fa colazione riempiendosi golosamente le mani di tarallucci da pucciare nel latte.

E dopo avermi raccontato questa presunta fiaba dal lieto fine hollywodiano, fa il passo falso. Lo sapevo che non poteva essere tutto così magicamente perfetto. Mi dice che pensa spesso a Milano. Che ha un bellissimo ricordo della città. Ma che forse è bello solo perchè era con me a quei tempi. Che gli piacerebbe tornarci tra un po’ a fine agosto. E che se ci tornasse gli farebbe piacere rivedermi. E sarò presuntuoso, ma credo che alla fine, dopo aver sentito queste ultime parole, non gli andrebbe di vedermi solo da amico. Sono sicuro che ritrovarmi in cam dopo più di sette mesi che ci sentivamo solo con qualche sporadico messaggino gli abbia fatto qualche effetto, come lo ha fatto a me rivedere il suo sorriso e ritrovarlo bello come quando stavamo insieme.

La conversazione si chiude in maniera un po’ sbrigativa perchè suonano il citofono e sale un suo amico in casa. Saluto e spengo la cam sorridendo senza troppe cerimonie. Lui mi dice: “Magari ci sentiamo più tardi”. E so che non è vero. Rimango qualche minuto a fissare il pc in silenzio, rifletto, tento di ascoltarmi e capire cosa provo. Anche se ho la certezza che lui non è l’uomo per me (il contrario di quello che diceva Mina in questa bellissima canzone sotto) e che non avrebbe senso riprovarci, comunque un po’ di amaro dentro rimane a sapere che al suo fianco ora c’è un altro. Ci rivedremo a fine agosto? Chissà…

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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