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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

Perchè i milanesi sono freddi? Epilogo di una conversazione nata da un orinatoio

Venerdì scorso è stata una serata partita come #NOalcol e finita con #ParecchiVodkaRedbull. Si tratta delle one night di una nota discoteca, una delle mie preferite qui a Milano, in viale Padova. Quando verso le 3 mi decido a tornare a casa, faccio un salto in bagno per svuotarmi ancora un po’ dalla generosa quantità di cocktail che mi sono concesso. Scelta obbligata data la lunghezza della fila per il bagno: orinatoio.

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Come spesso succede, gli orinatoi si rivelano essere un perfetto luogo per conoscere nuove persone partendo proprio dalla scoperta di un interessante dettaglio anatomico (capiamoci, insomma siamo tutti un po’ curiosi!)… L’area orinatoio in questione offre tre “posti”, io mi dirigo verso quello a sinistra, gli altri due sono già occupati. Di fianco a me, al centro, mi casca l’occhio su un simpatico gingillone dell’occupante mediano che difficilmente può passare inosservato, sorretto dal proprietario con la mano sinistra.

Improvvisamente, noto che una seconda mano sinistra avvolge il gingillone, “Ma – mi chiedo –  la natura ha compensato tanta generosità in mezzo alle gambe dotando questa povera creatura di una stranezza quale due mani sinistre?“. La risposta mi è subito chiara: NO, la mano è del terzo occupante dell’orinatoio collocato sulla destra, che a quanto pare non ha resistito a cotanta generosità genitale e, incuriosito, ha voluto toccare con mano l’improvvisato compagno di pipì. Il mediano non sembra dispiaciuto, il gingillone infatti reagisce con allegria in pochi nano secondi, mostrando con orgoglio un’ulteriore piacevole estendibilità.

Sono subito rammaricato per aver visto che questo approccio sembra stia per andare a buon fine, dato che l’occupante mediano dell’orinatoio per qualche secondo ho pensato potesse essere una buona preda per me. Faccio quel che devo fare e me ne esco dal bagno. Dopo pochi secondi. con grande sorpresa, mi ritrovo il mediano a un metro a bordo pista: mi guarda, mi fissa, mi parla.

Tempo 10 secondi e stiamo già pomiciando  (ogni volta mi dico: smettila di limonare in discoteca come un teenager! Ma poi lo faccio ancora).

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Tempo un minuto scatta da parte mia la proposta indecente: “Io sto per andarmene, se vuoi vieni da me, abito qui vicino”. Proposta accolta di buon grado. Ci incamminiamo verso casa.

Lungo il percorso verso casa scopro che il proprietario del gingillo vive a Roma ed è qui solo per il week-end. E’ brillo, ma in grado di intendere e volere. Scopro anche che per vivere scrive, lo invidio e lo ammiro per questo. A quanto pare la natura non lo ha solo dotato in mezzo alle gambe, ma anche di una bella testolina. Arriviamo a casa, piacevoli effusioni, si ferma a dormire.

Chiacchiere del giorno dopo, piacevoli. Come spesso succede quando parlo con qualcuno che non vive a Milano, si arriva a un discorso su “quelli di Milano, questa strana specie.

Mi spiega che ogni volta che viene in questa città si sorprende di come le persone si comportino in modo diverso, “i milanesi sono freddi, se la tirano, non ti guardano nemmeno in faccia, a Roma invece è più facile conoscere gente”, se dovessi mettere una tacca sul muro ogni volta che ho sentito questa affermazione probabilmente ben poco rimarrebbe delle pareti di camera mia.

Mi sento in dovere di giustificare ai suoi occhi la natura di questa specie di strane persone che vivono nel capoluogo lombardo, ci provo così (e mi rendo conto di quanto la tesi sia fragile e generalista): chi vive a Milano molto spesso fa lavori impegnativi, che ti fanno stare in ufficio 10/12 ore, in genere si tratta di persone che hanno deciso di trasferirsi qui per fare carriera allontanandosi dalla famiglia, ritrovandosi a dover costruire una vita nuova da soli, desiderando ardentemente di scalare i gradini dell’ascesa sociale correndo più velocemente di tanti altri agguerriti rivali verso un posto al sole, inseguendo il successo e guadagnandosi la propria vittoria personale. Vivono in pratica in una condizione di continua lotta individuale, in cui devono riuscire a trovare il modo per concentrare tutte le energie per emergere e ogni cosa che li può distrarre diventa un pericolo, spesso anche l’amore può farli defocalizzare rispetto agli obiettivi. Quindi innalzano mura spesse contro queste distrazioni, anche gli affetti spesso rimangono al di là di questi divisori.

Questo individualismo spesso non riescono a confinarlo al posto di lavoro, ma se lo trascinano anche quando escono: da qui spesso nascono quelli che sembrano atteggiamenti evasivi, distacco, diffidenza e una ostentata manifestazione di superiorità e disinteresse verso il prossimo.

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Spesso forse dipende anche dal fatto che molti danno il massimo e vogliono trovare per sè una persona che sia il massimo a sua volta, che sia perfetta, per dimostrare di essere i migliori anche nella vita privata. La dura realtà è che di persone perfette non se ne trovano, semplicemente perchè non esistono. Lui annuisce, sembra che la mia spiegazione anche dal suo punto di vista possa avere qualche senso. O magari fa solo finta.

Continuo a illustrare la mia teoria usando il tu impersonale: spesso questo atteggiamento di diffidenza anche nei confronti dei sentimenti porta a evitare di esternare di provare attrazione e interesse verso una persona anche quando questa ti piace davvero. Perchè sei abituato a persone a cui poi, già dopo uno o due appuntamenti, non basti mai, perchè sei umano, sei ovviamente e inevitabilmente imperfetto. Non calzi nella loro vita, non combaci come l’ultimo pezzo di un puzzle che manca per rendere il quadro completo e bello, da incorniciare e appendere sul muro. E quindi smetti anche di sperarci, smetti di dire a quella persona che ti piace che vorresti richiamarlo, smetti di mostrare il tuo interesse e il tuo coinvolgimento. Anche se ti piace non lo richiamerai nemmeno tu perchè hai paura di non essere abbastanza, timore dell’ennesima delusione da aggiungere alle altre che ti già hanno fatto stare male. Aspetti che sia lui a chiamarti per vedere se hai un briciolo di speranza di rivederlo e per evitare di esporti rischiando di renderti ridicolo.

A questo punto lui commenta, in modo genuino puntando il dito su una conclusione banale ma che forse dovrebbe fare riflettere: “Ma allora se ragionate entrambi così a Milano, anche se vi piacete davvero, non vi richiamerete mai, non vi rivedrete e finisce tutto subito.”.

Si, forse è così. Almeno, forse spesso è così. Perchè poi credo che quando due persone si piacciano davvero non ci sia individualismo che tenga, ci si cerca e ci si trova. Se due sono destinati a stare insieme staranno insieme. 

Non so, però mi ritrovo a dirgli quando ci salutiamo che sono quasi sollevato che lui viva a Roma, almeno non dovrò tirarmi chissà quali seghe mentali e auto-impedirmi di chiamarlo per evitare di rimanerci male nel caso in cui lui non mi risponda o mi dica che non è interessato. Poi tra me e me penso che sono sollevato, stupidamente, proprio perchè mi piace e non vorrei rischiare di rimanerci male. Preferisco evitare il rischio, mi capita spesso ormai, anche a costo di rinunciare di fare almeno un tentativo.

Quel che rimane è una bella nottata passata insieme, le piacevoli chiacchiere del risveglio, un ricordo che spero di non dimenticarmi presto, le sue parole sincere “Quando passi a Roma, chiamami”.

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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