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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

La sindrome del “Non mi richiama”: sintomi e cura

Cos’è la “Sindrome del non mi richiama”?

E’ una brutta cosa. Consiste nel diventare totalmente rassegnato al fatto che dopo un appuntamento per un caffè, una one night stand o un limone in pista, indipendentemente da quanto bene o male sia andato l’intercorso tra te e lui, il fortunello che ha avuto la gioia di stare con te non ti risponda ai messaggi e non si faccia più sentire. E’ probabile che la sindrome ti colpisca se ti capita spesso di organizzare appuntamenti attraverso chat o Grindr o in realtà anche se esci con qualcuno che hai conosciuto in discoteca: insomma è davvero molto insidiosa, devi sempre tenerti in allerta.  Conditio sine qua non per contrarre questo fastidiosissimo virus è lo scambio di rispettivi numeri di cellulare, se non volete infettarvi la soluzione è quella di non dare più il numero a nessuno e, magari, evitare di avere rapporti con il prossimo che  non siano esclusivamente amicali.

Come capisco se ho la “Sindrome del non mi richiama”

Dopo un appuntamento o un intercorso che ti sembra essere andato bene (con bene intendo dal livello “Sai, mi son fatto un tipo carino ieri” a “Ho trovato l’uomo della mia vita!” o al più idilliaco e da tutti agognato “Non ho mai visto un uccello così grande!“), il ragazzo con cui sei stato non si fa più sentire, all’improvviso, senza spiegazioni.

La situazione da manuale: vi siete scambiati il numero di cellulare su Grindr, vi siete visti a casa sua, quattro chiacchiere e due risate, scatta il feeling, la voglia aumenta, vi ritrovate a pomiciare sul divano e poi le cerniere esplodono, vi lasciate guidare dai vostri peni alla scoperta del piacere. EXPLOSION. Ti porge l’asciugamano per darti una ripulita sommaria, ti chiede se vuoi darti una sciacquata e dici di sì anche se non ne avresti voglia (altrimenti pensa che non mi lavo). Ancora 10 minuti, massimo 15, per un paio di convenevoli e ci si lascia con un “Buonanotte, ci sentiamo“.

La sera non gli scrivi, anche se magari un pochino vorresti farlo, preferisci aspettare il giorno dopo. La mattina ti riprometti: gli scrivo quando arrivo in ufficio, altrimenti sembra troppo “Sei stato la prima cosa a cui ho pensato appena sveglio“. Fai la doccia, colazione, prendi la metro, cammini verso l’ufficio (col passo veloce perchè in realtà vorresti già mandare il messaggio) e finalmente arrivi alla scrivania. Mentre il pc si accende, afferri il telefono come farebbe John Wayne con la sua pistola e – senza nemmeno calcolare la tua collega che ti ha salutato – sfoderi il dito più veloce del West per digitare un neutralissimo “Buongiorno, svegliato bene?“. Stemperi il messaggio con l’aggiunta di una emoticon sorridente, ma non quella che sorride a 36 denti, opti per quella un po’ più discreta che sorride a bocca chiusa oppure per quella che strizza l’occhiolino, allusiva ma non troppo, come per dire con aria complice “Siamo stati birichini ieri sera eh?“. Solo dopo ti renderai conto di quanto sei ridicolo, sei ancora felicemente ignaro.

20121106_whatsappMessaggio inviato. Il maledetto Whatsapp ti permette di sapere se il messaggio è stato inviato (fino a qui tutto ok), poi se è stato ricevuto (ancora tutto ok), se è stato letto…. ok è stato letto. Bene. Riporti lo sguardo al pc per distrarti sperando in un pronto reply. Rispondi alla collega che da 5 minuti aspetta che rispondi alla sua domanda “Come stai?” sillabando un distratto “Tutto bene, grazie”. Riguardi il telefono, non arriva nessun messaggio in risposta. Inizi a leggere qualche mail di lavoro dal pc. Ancora nulla. Controlli Facebook. Finalmente un messaggio su Whatsapp, prendi un colpo, perdi un anno di vita e dieci capelli ti diventano bianchi, controlli subito: è la tua migliore amica che ha scelto proprio quel momento per comunicarti che ha deciso di farsi i riflessi ramati.

I sintomi: lo stress da attesa

La risposta non arriva dopo mezz’ora, dopo un’ora, dopo due, dopo quattro, dopo la pausa pranzo, dopo la fine della giornata di lavoro, dopo la palestra, dopo esser rientrato a casa, dopo aver cenato scaldando un minestrone della Knorr. Costantemente controlli Whatsapp e vedi che si è collegato, quindi in realtà i messaggi li sta vedendo: è proprio a te che non vuole rispondere.

In tutto questo lasso di tempo di circa 12 ore hai continuato a domandarti quale passo falso tu possa aver fatto per non averlo convinto abbastanza da darti almeno la possibilità di un secondo appuntamento: una battuta di troppo? Un abbinamento cromatico tra scarpe e cintura azzardato? La scelta del deodorante sbagliato? Quel riferimento un po’ troppo esplicito alla tua fama in città di esperto del sesso orale? Il racconto scherzoso di quella volta che, dopo essere stato lasciato dal tuo fidanzato, hai rimorchiato due in discoteca e ti sei rilanciato nella vita da single mettendoti alla prova con una double penetration?

Più passa il tempo più vorresti una sua risposta, qualsiasi essa sia, che però ti assicuri che il messaggio non è finito nel vuoto. Sei anche tentato di scrivere: Per favore, almeno dimmi se hai letto il mio messaggio. Ma poi raccogli con scopa e paletta quel poco di dignità che ti serve per tirare avanti e ti blocchi. E’ questo il momento in cui virus ha la meglio sulle tue difese immunitarie: ti rassegni, non ti risponderà mai.  Per un po’ nelle settimane successive fai qualche timido e rassegnato tentativo di rimetterti in contatto con lui, mandando qualche messaggio dal tono neutrale e apparentemente amichevole, ma poi ti rassegni. Come il titolo del film, la verità è che non gli piaci abbastanza.

Come frenare la diffusione della sindrome: la cura

Potrebbe sembrare che io viva sempre la situazione descritta sopra: NON è così! A volte mi è capitato, lo ammetto. Quello che però mi preme dire è che trovo la sparizione improvvisa davvero un modo orrendo di comportarsi. Per evitare quindi di mettermi al livello di queste persone, ho elaborato una frase schietta ma garbata che uso per addolcire la pillola quando mi capita di non aver voglia di dare un secondo appuntamento:

“Sei molto carino e sono stato bene con te, però non ho provato molto trasporto ieri, non sento un’attrazione forte”

Se uno la usasse con me, penso che riuscirei tranquillamente a buttare già la pillola senza farmi duemila menate mentali. Io mi sento a posto con me stesso se lo uso con gli altri. Quindi, mi rivolgo a tutti gli stronzi in ascolto che hanno il vizio di non rispondere, perchè non usare questa frase per bloccare la diffusione della sindrome del “Non mi richiama”?! Aiutiamo il prossimo…prima o poi capiterà anche a voi.

Il messaggio che placherà la diffusione della "Sindrome del non mi richiama"

Il messaggio che placherà la diffusione della “Sindrome del non mi richiama”

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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