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Amore e sesso ai tempi delle chat. Mie riflessioni e (dis)avventure

Ho deciso: mai più sesso occasionale negli hotel. SECONDO EPISODIO: Non sono una marchetta

Sono arrivato a questa conclusione: il sesso occasionale negli hotel non fa per me. Ho deciso di raccontare in diverse puntate gli episodi che mi hanno condotto a questa difficile decisione. Ecco il secondo episodio, per leggere il primo e scoprire l’altra mia disavventura basta cliccare QUI.

SECONDO EPISODIO: Non sono una marchetta! 

Location: Hotel Bulgari – Milano.

Non-Sono-Una-Signora-cover

I fatti incriminati risalgono a 3 anni fa. In discoteca (mi sa che era al Codice a Barre sui Navigli) conosco un avvocato dell’Arabia Saudita: ho sempre avuto il debole per il fascino dell’uomo arabo, è scattata subito una forte intesa di sguardi e, complici un paio di vodka lemon di troppo, nel giro di poco mi ritrovo con lui in TAXI diretti verso il suo hotel. Solo quando parla al tassista capisco che la metà è l’hotel Bulgari. Reazione (da non propriamente sobrio): WOW, farò del gran sesso in un super hotel di lusso con un figaccione arabo e ricco, lallero!

Di quella notte ricordo ben poco. Ecco alcune memorie degne di nota:

  • Una volta spogliato, il tipo non era così fichello come sembrava da vestito (alcol…ti odio quando mi fai questi scherzi!)
  • Aveva i peli sulla schiena, tanti peli. Raccapricciante.
  • Dopo la prima…uhm… sto cercando un modo non troppo grezzo per dirlo, insomma… dopo la prima SESSiOne, sono pronto ad avvolgermi in quelle morbidissime e profumatissime lenzuola per godermi finalmente il meritato riposo. Beato. Almeno speravo…

Giusto il tempo di assopirmi e sento una mano accarezzarmi, “Grattini” penso tra me e me. Non sono uno di quelli patiti per i grattini, ma diciamo che se me li fanno non mi tiro mica indietro. Ben presto però il tocco diventa meno innocente...la mano si muove in un modo e in una direzione che mi fa capire che l’intenzione non è proprio “coccolosa”. Voglia di rimette in pista l’auto per un secondo giro pari a zero. L’unica soluzione in queste circostanze è fingere di dormire. E così faccio. Fino a quando mi addormento davvero, nonostante le sue mani sembrino quelle di un poliziotto alla frontiera che perquisisce ogni angolo più recondito del tuo corpo perchè è sicuro che tu stia nascondendo chissà quale pericolosa arma da fuoco.

Mi sveglio a brevi intervalli regolari perchè mi rendo conto che qualcuno mi sta fisicamente rigirando nel letto e posizionandomi a proprio piacimento, tentando di esplorare con il suo robo il mio corpo con la stessa curiosità con cui uno scienziato potrebbe studiare il corpo di un alieno tocchicciando con una bacchetta o una pinza. Mantengo la mia tattica difensiva di fingermi morto, pensando “Se questa tattica funziona con alcune specie di belve feroci che non divorano la preda che non respira funzionerà anche con questo tizio qui!”, ma così non è. Ad un certo punto mi trovo a dover cedere al secondo giro, sperando che subito dopo la belva al mio fianco si plachi e mi lasci dormire: sono troppo cotto per prendere un taxi e tornare a casa. Soccombo, non c’è alternativa: il secondo giro è il minore dei mali rispetto all’idea di affrontare il freddo della notte milanese.

Finally: finito di fare sesso, ora si dorme! La speranza ben presto cede il passo alla dura realtà: le mani del tizio inequivocabilmente mi invitano ad arricchire il pasto con la terza portata (mi piace questa metafora culinaria del sesso). Ma questa volta ho deciso: non cedo più, tattica del morto a oltranza. Risultato: ancora 6 ore a provare inutilmente a riaddormentarmi, svegliato a intervalli regolari dalla manina dell’arabo che bussa golosamente  alle mie spalle reclamando un altro spuntino sessuale.

Dieci di mattina: con il viso sfatto tipico di chi ha bevuto la sera prima, dormito poco e per giunta male, mi alzo e mi dirigo verso la doccia. Mi ricordo di essere in un hotel che ha tante stelle quante sono le dita di una mano quando trovo dei morbidissimi asciugamani e tutti i prodotti di Bulgari nella doccia: saponi, saponette, shampi, shampini, creme, cremine, profumi, profumini… “Almeno questa doccia me la voglio godere, me la sono meritata dopo questo pasto sessuale pluriportata” mi dico. Per tutto il tempo in cui sto sotto l’acqua rifletto: “Se mi porto via qualcosa se ne accorgeranno?”. Ma alla fine desisto, se mi scoprisse sarei troppo in imbarazzo.

Esco dal bagno, mi asciugo, mi rivesto (rimettersi i vestiti della sera prima dopo essersi fatto una doccia è una delle cose peggiori che ti possano capitare). Mi chiede se voglio fare colazione con lui, sta per chiamare per farsela portare in camera. Declino il gentile invito, ho troppa voglia di tornare a casa mia e infilarmi nel letto. Sto per salutarlo però mi interrogo: “Ma non è che alla reception mi fermano? Non ricordo nemmeno se quando sono venuto ieri sera qualcuno mi ha visto o se bisognava registrarsi…poi in un posto così chic figurati se fanno passare chiunque senza chiedere un documento”. Chiedo al tizio arabo come devo comportarmi per evitarmi ed evitargli imbarazzi. Sorridendo mi risponde con una disarmante ingenuità in inglese: “Don’t worry, it’s full of escorts here…nobody will pay attention” [TRAD. Nun te preoccà, sta pieno de mignotte qua…nun te cagherà nessuno]. Mi lascia il numero, mi dirigo verso la porta.

Rimango un po’ perplesso. Quella frase pronunciata da lui invece che rassicurarmi non fa altro che farmi precipitare in un profondo sconforto: ho una faccia orribile per aver dormito poco o nulla; il sesso più che essere un piacevole sollazzo è stato un pegno per assicurarmi il soggiorno in quella stanza per la notte e non dover affrontare la strada di casa al freddo; sono vestito da discoteca con jeans strappati, magliettina rossa aderente di Abercrombie, scarpe da ginnastica e giacchino super strech, ovvero l’abbigliamento ideale per non passare inosservato all’hotel Bulgari dove saran tutti elegantissimi.

Faccio un respiro profondo, conto fino a tre e poi vado deciso. Apro la porta, esco dalla stanza, mi guardo a sinistra e a destra: non c’è nessuno, dove cazzo è l’ascensore. E’ di là, in fondo al corridoio: “Non correre!”, mi dico, intanto cammino con passo mooolto sostenuto nella direzione dell’ascensore. Lo chiamo. Mai attesa fu più interminabile: sento il segnale che avvisa che l’ascensore è arrivato, “Speriamo che non debba scendere nessuno a questo piano” prego. Le porte si aprono: è vuoto! Sono salvo. Entro: schiaccio il tasto del piano terra dove si trova la reception. Sta scendendo, bene. Ora arriva la parte più difficile: il pezzo di percorso dall’ascensore all’uscita (ma dov’è tra l’altro l’uscita?!).

Esco dall’ascensore, faccio qualche passo in avanti e supero una parete che sta sulla mia destra, mi giro e là vedo la salvezza: la hall principale con la reception e l’uscita. Non è vuoto l’hotel però. Seduta sui divanetti lì vicino c’è una bionda che ha meno di 40 anni, ancora figa, curatissima, quasi una modella, con bambino a seguito che sembra uscito da una pubblicità e marito super bauscia, più simile a Ken di Barbie che a un essere umano vero. Qua e là sui divanetti sono ormeggiate delle super figone che sembrano un catalogo vivente, tra cui i ricconi possono scegliere per passare qualche sana ora di…uhm.. per continuare la metafora culinaria potrei dire sana ora di…spuntini. Saranno queste le escort che diceva l’arabo?

Tutte queste considerazioni nel giro di pochi secondi, giusto il tempo di visualizzare l’obiettivo, la porta d’uscita, e scagliarmi in quella direzione a sguardo basso tentando di non incrociare gli occhi di nessuno. Riesco a non intercettare gli sguardi, fino a quando passo di fianco alla reception e sento: “Buona giornata signore“, alzo lo sguardo deglutendo in una volta sola tutto l’imbarazzo e incrocio il viso di questo ragazzo che avrà qualche anno in più di me, sicuramente meno di 30, che mi guarda e sorride da dietro il bancone della reception. Gli sorrido a mia volta, non mi esce nessuna parola dalle labbra però. Gli si legge in faccia quello che pensa, cioè che sono una marchetta da discoteca che si è fatta pagare la serata da qualche ospite di una delle stanze. Sì, mi ha scambiato per una marchetta!

Ma no… io non sono una marchetta (e non sono nemmeno una signora, giusto per avere un gancio che mi permetta di mettere qui sotto la Bertè!). Quindi…morale: mai più sesso occasionale negli hotel, soprattutto se si tratta di quelli a 5 stelle dove posso fare la figura della marchetta sgualcita.

A prestissimo con il terzo episodio di Ho deciso: mai più sesso occasionale negli hotel. 

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About Ti Voglio Pene

Qualcuno dice che essere gay sia bello. A me piace e lo dico! Scrivo di sesso e di amore ai tempi delle chat, di quanto a volte sia difficile essere gay, di cazzate e di boni stratosferici. Sono il ragazzo della porta accanto... Autore di https://tivogliopene.wordpress.com/

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